Siamo arrivati all’ultima uscita scialpinistica della stagione. Il gran caldo di aprile unito al frequente vento di föhn chiudono qui ogni ulteriore velleità.
La Punta Arnas è di norma un itinerario non molto seguito dall’Italia, a causa del notevole sviluppo e dislivello da percorrere (oltre 20Km, oltre 2400m di dislivello dal Pian della Mussa). Il percorso di oggi è un omaggio al toponimo Arnas: si risale il canale che porta il suo nome, il colle e infine la cima.
Lo stato del canale testimonia in modo inequivocabile come sia ormai deteriorata la stagione quest’anno: poca neve, fascia centrale con roccette così scoperte da passare a fatica, pietrisco e terriccio che ricoprono la superficie nevosa. Oggi inoltre uno spesso strato di nebbie con temperature positive copre le montagne fino intorno ai 2500m.
Due note sull’itinerario: dal Col d’Arnas si scende stando sul ripiano più alto sulla sinistra della valle. Si procede in direzione del punto dove la cresta N muore sui pendii della valle. Appena superata la cresta nord della Punta Arnas si comincia a risalire il ripido pendio. Superato il primo tratto scosceso diventa evidente l’ampio vallone che si apre al fianco della cresta nord. Lo si risale fino a quanto la nostra cima sbarra la strada costringendo un ripido traverso verso la cresta ovest.
Dalla cresta ovest occorre valutare. Se il pendio S è in buone condizioni e coperto di neve ci si può spostare su di esso e risalirlo sci ai piedi. Nel nostro caso non è così, ci sono solo più chiazze di neve. Sci a spalle saliamo la cresta ovest seguendo gli ometti della via normale fino in cima.
La vetta offre un gran panorama ed un colpo d’occhio inedito sulla vicina Punta Maria/Rocce Rosse. Spicca la presenza della vicina Croce Rossa. Pregevole vista sulle montagne della Vallée d’Averole.
Scendiamo il pendio sud, ma è un’impresa evitare le rocce affioranti: in più punti occorre levare gli sci. Davvero bellissima invece la discesa del vallone che riporta sotto il Colle Arnas. Qui ci aspetta una risalita assai faticosa. Purtroppo anche la discesa dal Colle, in ormai tarda ora, è compromessa da uno sgradevole strato di crosta da pioggia.
Pur essendo una gita impegnativa si respira una gran calma, è come fare un viaggio in un posto bellissimo in cui sai quando parti e non importa quando torni. Un sapore che ancora sanno regalare queste valli solitarie.
Ci sarebbe da osservare che, a dispetto della forse apparente calma, risulta impossibile prenotare ai rifugi della zona (Gastaldi e d’Averole). Grazie a Ivano per questa traversata in una fresca giornata di sole e primavera.
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