Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Cime di Nasta e Paganini

Bella arrampicata sull’ultima lunghezza dello Spigolo Vernet alla Nasta.

Ancora una volta in questa estate flagellata dall’instabilità un cambio di programma ci porta ad apprezzare la roccia del cuneese. Siamo in Valle Gesso, nel cuneese, al Rifugio Remondino.

Sopra di noi la Argentera, massima elevazione delle Alpi Marittime. Alla sua destra la Cima Paganini e la Cima di Nasta.

Paganini – Susana

Dicono che la Paganini non si ripete, ma in questo caso è davvero impossibile tenere fede al proposito, troppo bella è la roccia ed il rilassante ambiente attorno a noi. Gabarrou ci ha lasciato due nuove vie plaisir davvero carine. Saliamo Susana, su piacevoli placche. Ci sono un paio di passi ostici, in particolare un tetto ben protetto, ma impossibile da superare in assenza di una buona preparazione fisica in palestra: il classico passo boulder. Finita la via proseguiamo in cima per la Ellena-Giuliano.

Salendo alle vie della Paganini
Sulle placche di Susana
Su Susana
In arrampicata
Sulla Giuliano-Ellena
Arrivo in cima
Argentera incappucciata

Ridiscendiamo dal Colle di Nasta per i terribili detriti, dove rovino definitivamente le mie scarpe. Questa notte restiamo al Remondino.

Lupo Alberto – Nasta

Con non poche esitazioni decidiamo di provare questa via sulla Nasta. Ho smesso purtroppo di arrampicare da circa un anno, la parete è ombrosa e fredda per gran parte della giornata, alcune testimonianze parlano di una parete in cui ci si perde, poco protetta e proteggibile, con una uscita enigmatica. Ce n’è quanto basta per farsela addosso ancora prima di partire. Meno male che oggi tira Ivano.

Saliamo verso il Lago di Nasta e al bivio seguendo le frecce verdi ci dirigiamo verso la parete su scomodi detriti. Arrivati al pianoro conviene stare sulla sponda sinistra della morena, quella lontana dalla parete, per arrivare alla base della via che si trova quasi in fondo (grazie alle indicazioni di Gianluca Bergese!). In fondo troviamo a pochi metri ben tre vie. La nostra è quella più a destra (spit in placca su cordone bianco). La via sale dritta, più in alto dove altre vie si avvicinano tenere sempre gli spit più a destra. Quella è la linea corretta.

L’inizio del II tiro della Lupo Alberto alla Nasta.

Il secondo tiro è subito molto fisico, verticale, davvero impressionante, su gradi molto severi visto che non si parla di V. I fix sono pochissimi e a volte non messi sui punti difficili. Per fortuna si riesce ad integrare con un po’ di attenzione. Abbiamo friend piccoli e medi fino al giallo BD e dei nut.

Una via con una arrampicata fisica e verticale

Seguono dei tiri di III e IV, altri di IV+, ma li trovo tutti difficili allo stesso modo. Il grado obbligatorio di questa via sarebbe il III, ma è evidente che non è così.

Visioni lungo la prima parte della via

Dopo la quarta lunghezza spunta qualche bella placca compatta. Su questi tratti un po’ più facili ci sono più spit, piuttosto distanti. Ma troviamo ancora alcuni strapiombini veramente ostili, con fix ora sempre ben posizionati.

Le belle placche nella parte alta
ma non mancano dei piccoli strapiombini

Tutte le soste sono a catena. Ma raggiungere l’ultima è troppo difficile, posta in una placca davvero liscia e scomoda. La saltiamo alcuni metri oltre. Arriva il sole che sono quasi le 15.

Solo nell’ultima lunghezza arriva il sole

Dall’ultima sosta occorre salire una decina di metri diritti sopra di noi per raggiungere una sosta a spit collegata da un cordone bianco. Oltre la parete diventa verticalissima: alcuni spit indicherebbero una via per la vetta, ma dall’apparenza estremamente ostile. Bisogna andare a destra. A sinistra è facile, ma bisogna andare a destra in orizzontale puntando alla cresta, superando vari costoloni. Si arriva ad uno spuntone con cordone. Proseguendo  si trova un diedro bifessurato. Si risale con i soliti passi fisici trovati sul resto della via, nulla di più difficile, ma tant’è. Sono pochi metri. Infine si giunge al comodo e ampio ballatoio sullo Spigolo Vernet.

Inizia il traverso verso destra dalla sosta bianca verso la cresta

Questa ultima lunghezza è di V (5b su alcune relazioni), ma per fortuna non è nulla di più difficile della seconda lunghezza di Lupo Alberto. Si ignora la fessura a sinistra degli strapiombi di Nasta. Si sale a destra dello spuntone con cordone. Poco oltre entra bene il friend viola della BD. Dopo alcuni metri iniziano numerosi chiodi da seguire su questo delicato sperone di ottima roccia aderente.

Inizio dell’ultimo tiro dello spigolo Vernet
Arrivo sulla vetta occidentale. La Nasta è ancora lontana.

Siamo sulla cima occidentale. Qui proseguiamo in conserva su passi di II. Di nuovo, non sono più capace di arrampicare, è vero, ma mi sembrano gradi ugualmente molto severi. Superato il tratto più difficile ed esposto in discesa, poi si risale ora agevolmente alle due croci.

Dalla Nasta, riguardiamo la cresta percorsa dall’uscita della via. La disarrampicata non è banale.

Siamo in cima. Meno male che siamo partiti alle 7h30, perchè sono già le cinque passate. Abbiamo patito il freddo anche al sole, in quanto accompagnati da un fastidioso vento. Ci ritroviamo con un bel panorama decorato di nubi che corrono veloci.

Arrivo in cima alla Nasta
Vista sull’Argentera
Lago vuoto!

Per la discesa finalmente mettiamo via la corda, ma è un po’ come scendere l’Argentera. Occorre seguire bene i bolli rossi. Passaggini di disarrampicata e poi una esposta cengia portano al Passo della Forchetta. Sono finalmente terminate le difficoltà. Si scendono i detriti verso il Lago di Nasta, dove intercettiamo il sentiero che riporta al Remondino.

La via normale verso il Colle della Forchetta
Al colle sono finite le difficoltà.

Alla fine sono stati due giorni intensi. Ma torneremo qui, spero, ci sono altre belle vie plaisir da salire.

Grazie a Ivano per aver apprezzato queste montagne e per avermi tirato su fino in cima alla Nasta! Ottima l’accoglienza e l’organizzazione al Rifugio Remondino.


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