Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Zinalrothorn

Un’estate davvero difficile: mediamente caldissima, ma in quota tormentata dal vento o dai temporali. Così luglio passa senza riuscire a muoversi. Poi, finalmente, il weekend giusto o almeno tollerabile. Ritorno ancora una volta in questa splendida cerchia di montagne della Valle del Rodano.

Negli ultimi anni ci deve essere stata qualche esondazione. Il sentiero che porta alla Rothornhutte è stato ricostruito in più punti nella parte bassa, anche con l’ausilio di scale metalliche.

Pure la Rothornhutte è stata ricostruita più grande e accogliente. I turisti dell’alta quota sono sempre più numerosi. Soprattutto per salire il Corno Rosso di Zinal. Una relazione la trovate qui, ma in letteratura la difficoltà è indicata come PD+ con grado massimo III- sulla placca Biner (vedi Romelli – Il Grande libro dei 4000 delle Alpi).

È un via vai continuo. Gente che sale e che scende, sfila chi legato al guinzaglio dalla guida, chi con anelli di corda in mano, chi cala in doppia, chi si fa calare, ma quasi tutti accomunati da un fattore: velocissimi. Atleti veri, corrono sul II o III un po’ vetrato e sporco. Quelle difficoltà che magari prese singolarmente non sono chissachè, ma che nella loro continuità rendono a mio avviso questa vetta difficile quanto altre sulla carta più impegnative, quali l’Obergaberlhorn o la Dente Blanche.

E quindi oggi sono così, un po’ fuori luogo o timoroso, come quelli che guardano sfrecciare le macchine sulla superstrada e si chiedono quando attraversare o perchè. Sarà che oggi fa davvero freddo e l’arrampicata si gode poco nell’ombroso versante SW. Per una volta, dopo tanto tempo, serve il piumino che negli ultimi anni non si mette più nemmeno in inverno. E dire che sarebbe pure l’estate più calda di sempre. Mah!

Ci sono anche gradevoli impressioni: il piacere di vedere arrivare l’alba immersi in una cerchia di grandi montagne, una arrampicata su roccia bellissima (ma arrivarci, alla cresta!). Il sole che almeno in cima finalmente arriva e rivela tutti quei collegamenti che mi mancavano. La cresta verso l’Obergabelhorn, quella verso l’impressionante Weisshorn, il piacere di stare in montagna. C’è un Cervino che fa da cartolina, ma che poco può contro questi altri giganti, e noi qui su questo spillo appuntito a guardare stupefatti. Che meraviglia!

Impressionante anche la glaciale parete N dell’Obergabelhorn, che è sparita. Dopo chissà quanto, millenni probabilmente, la roccia torna a prendere il sole anche qui.

Riguardo l’itinerario, si affronta prima un breve ghiacciaio in ghiaccio vitreo e coperto di pietrisco. I ramponi servono, ma non ci sono difficoltà, nè crepacci se si passa nel punto giusto. Il buco dell’acqua oppone nella parte finale il II- più difficile che abbia mai visto: un salto strapiombante, ma ben ammanigliato sulla sinistra. In salita lo saliamo slegati: è troppo buio e dormo ancora per capirci qualcosa. In discesa lo scendo volentieri in doppia.

Seguono gradualmente traversi facili, ma esposti e su detrito, da meritare prudenza. Poi la rinomata crestina nevosa, un traverso ed il canale sporco del Gabel. All’andata passiamo il traverso sotto la cresta, ma c’è un passo su ghiaccio davvero insidioso. Al ritorno, dopo aver ravanato più di mezz’ora individuo il posto migliore proprio in cresta: dove questa finisce c’è un anello cementato che con una doppia di 15m riporta dritti all’inizio della sottostante cresta nevosa. Saperlo.

Il canale del Gabel in salita si sale slegati con un po’ di attenzione. Ma su un terreno davvero un po’ troppo infido e delicato. Al ritorno me lo faccio volentieri quasi tutto in doppia. Le doppie da 30m qui sono una meraviglia, per fortuna. Ma ci vuole più tempo a scendere che a salire.

Due parole per la cresta finale, finalmente. In teoria più difficile del resto, ma con un po’ di tiri non fosse per il freddo sarebbe pure divertente, su roccia fantastica e ben appigliata. Non crediate, me la sono fatta praticamene tutta in doppia pure questa, al ritorno. Il traverso della Binerplatte si evita con una doppia diretta, c’è una sosta a catena intermedia.

Con tutto questo partendo alle 4 dal rifugio, torniamo intorno alle 4 del pomeriggio al rifugio. Cifra tonda.

A proposito di cifre, ecco le vere difficoltà dello Zinalrothorn:

  • parcheggio Tash per due giorni: 36.73€
  • treno AR Tasch-Zermatt: 18.58€
  • pernottamento Rothornhutte mezza pensione e niente di più: 100€

Le previsioni del tempo sono da guardare bene, non solo per la sicurezza, ma anche per non sbagliare giornata, inutili fatiche e conti in tasca. L’acqua conviene prenderla salendo, nei pressi del grande pianoro morenico. Al rifugio non ci sono sorgenti.

In definitiva a mio avviso una montagna che se in letteratura non supera il PD+, vale quanto altri AD della zona. Vale la pena anche la bellezza del luogo, l’affollamento è in fin dei conti meritato.

Grazie a Ivano che mi accompagna sempre con pazienza e piacere su per queste montagne piene di luce e vastità.


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