GR 131 e dintorni
Ambienti vulcanici antichi e recenti, terre aspre, succulente che colonizzano rocce e sabbie aride, distese ora rosse ora nere che fanno ricordare la Luna o Marte. Lanzarote, l’isola più a nord delle Canarie, è forse quella che più si discosta dall’idea classica dei tropici: caldo, sole, palme, spiagge.
L’idea è di fare il GR131, un tranquillo cammino che collega l’entroterra da nord a sud, con qualche deviazione, in una settimana scarsa. Saltiamo l’ultima tappa (alcune relazioni dicono che è la meno interessante), visitiamo Famara, l’immancabile Timanfaya e stiamo un giorno a La Graciosa per fare un giro in bici. Un itinerario tranquillo, un viaggio prevalentemente lontano dai luoghi più affollati che in bassa stagione offre il meglio di quest’isola.
Giorno 1
Partiamo con il primo bus del mattino da Arrecife per raggiungere Orzola.
Alle 8:30 del mattino ad Orzola è tutto chiuso, la main street sembra l’unica avanguardia che raccoglie le poche case del villaggio portuale. Ci mancano i cespugli che rotolano e poi l’idea della gosht town dei western anni ’50 è calzante. Il vento spazza la via e solo dopo qualche ora il sole riesce a scaldare la giornata. Le succulente colonizzano le distese di lava e i coni desertici. Talora sono piante molto colorate, di un rosso vivo. Ma la più diffusa è la Mesembryanthemum crystallinum, l’erba ghiaccio. Sembra in effetti coperta di brina, in realtà sono cellule colme d’acqua. Un espediente evolutivo affascinante, una delle tante sorprese che riserva quest’isola a chi la guarda con un occhio curioso.
Non ci sono solo succulente, sono molto diffusi anche i gerani. Mica nei vasi appesi ai balconi, qui crescono spavaldi nei deserti per conto loro.
Il cammino GR131 è spesso più su strade sterrate che veri sentieri. Sul fianco di un vulcano troviamo il primo sistema di raccolta dell’acqua, una sorta di colata di cemento che capta il prezioso liquido per immagazzinarlo in un collettore interno. Prima di Haria troviamo Maguez, piccolo paesino di case bianche squadrate, strade deserte e silenzi. L’architettura dell’isola è questa: piccole finestre, interni che sembrano scantinati, invece entri e sono asciutti e confortevoli. Sembra esserci nessuno in giro, nessuno sui sentieri, che seguiamo con il GPS con il conforto di alcune sbiadite segnalazioni.
Ad Haria scopriamo un piacevole centro, tante palme come arrivare in un’oasi. Si vedono finalmente un po’ di persone.
Al pomeriggio si può prendere un bus verso Arrieta, dove alcune piscine naturali si rivelano scogli poco ospitali in un oceano freddo e agitato. Però si può visitare il museo dell’Aloe dedicato al succo portentoso di questa succulenta gigante. Ci dicono qui che l’aloe di Lanzarote ha particolarità praticolarmente pregiate per la nostra salute.
Max elevation: 370 m
Min elevation: 19 m
Total climbing: 530 m
Total time: 04:00:52
Giorno 2
Oggi non seguiamo il GR131, ma andiamo a Famara, la spiaggia famosa per il surf. L’itinerario consente una variazione interessante, portando per una volta all’oceano, non senza aver raggiunto prima il Belvedere della Montana Granada. Selvagge scogliere a picco su acque di un intenso colore blu regalano una vista sterminata sull’isola e sulLa Graciosa.
Una ripida discesa ci deposita sulle spiagge di Famara. Solo i surfisti hanno il coraggio di affrontare il mare agitato. Come sempre il vento è piuttosto freddo e fastidioso, ma la sabbia è molto calda e se ci si sdraia il clima appare meno ostile.
La caleta è affascinante, il paese non è particolarmente interessante. Un bus di linea ci porta a Soho, dove passiamo la notte.
Max elevation: 637 m
Min elevation: 10 m
Total climbing: 449 m
Total time: 05:22:39
Giorno 3
Un bus dell’efficiente linea pubblica di Lanzarote ci porta a Teguise. La ex capitale è assai interessante da visitare. Tra tutti i punti di interesse il più suggestivo è il viale degli eucalipti. Facciamo colazione in uno dei pochi bar aperti al mattino presto, dove ci lasciano depositare gli zaini per un breve tour cittadino. Questo bar è un locale storico, con un bellissimo porticato interno. È situato nel Palacio del Marqués, un edificio del 1455.
Riprendiamo il GR131 verso S. Bartholomè. Ci attende una lunga spianata nel vento incessante di Lanzarote tra radure di caccia. Queste zone sono recintate e utilizzate per addestrare il cane podenco delle Canarie. Si tratta di un cane da caccia con un profilo molto atletico e particolare. A S. Bartholomè decidiamo strategicamente di allungare un poco questa corta tappa e accorciare quella lunghissima successiva arrivando fino al paese di Montana Blanca. Non è vero, in realtà mi accorgo all’ultimo momento di aver prenotato non già a S. Bartolomè nella provincia di La Palma a Lanzarote, ma a S. Bartolomè all’isola di La Palma. Tempo di correggere i pernottamenti e troviamo un’ottima occasione a Montana Blanca, presso un host bellissimo che accoglie ogni genere di esistenza. Quest’isola è rinomata per essere molto inclusiva e compatibile LGBTQ+. Ma qui dentro troviamo anche bellissimi uccelli colorati, un ampio acquario con tartarughe, cani e gatti in armonia.
Appaiono oggi in modo evidente le prime coltivazioni di vite che diventeranno predominanti nei giorni successivi.
Di sera ceniamo in un teleclub, un ristorante tipico e un po’ ruspante molto frequentato dagli abitanti locali.
I teleclub sono circoli culturali tipici di Lanzarote ed offrono specialità locali. Il cibo in questa isola è prevalentemente molto buono. I dolci sono distintivi: veramente apprezzabili e per lo più ultracalorici. Forse mi aspettavo di più dal pesce: non è male, penso di averne mangiato di migliore sul litorale portoghese.
Max elevation: 312 m
Min elevation: 186 m
Total climbing: 234 m
Total time: 02:58:38
Max elevation: 346 m
Min elevation: 241 m
Total climbing: 320 m
Total time: 02:24:26
Giorno 4
Oggi andiamo a Yaiza seguendo fedelmente il GR131, con una piccola deviazione iniziale. Saliamo la Montaña Blanca, che parrebbe un’imperdibile mirador su buona parte dell’isola. Come ogni giorno c’è tanto vento e poco sole. A tratti cade un po’ di pioggia, ma si alterna rapidamente a spazi di sole. Poco prima della cima si apre il cratere sommitale, non è che un bel prato. Sull’orlo del cratere il vento è fortissimo e fastidioso. Non fa mai davvero freddo, ma una giacchetta o softshell è indispensabile per stare bene. La cima offre una sterminata vista sull’isola, in particolare sulla moderna capitale Arrecife. In basso si nota un notevole affollamento nei canyon della montagna. Qualcuno li definisce un angolo nascosto di Lanzarote, in realtà sono luoghi affollati di turisti.
I tropici che non ti aspetti Una nota sul clima. Rispetto ad altre isole dell'arcipelago, qui dei tropici non c'è traccia. Fa quasi freddo e conviene portarsi una giacchetta leggera per ripararsi dal vento. Di sera un pile è piacevole. Di giorno la t-shirt è consentita per brevi momenti in cui il sole riesce a scaldare un poco. L'oceano è sempre parecchio agitato. Un po' freddo per entrarci dentro secondo me, ma questo in primavera è atteso. Per camminare, tuttavia meglio questo tempo fresco e ventilato che un caldo eccessivo come quello che avevo trovato all'isola di La Palma.
Scendiamo rapidamente, spinti dal vento ci ricongiungiamo al GR131. Un lungo mezzacosta tra paesini bianchi ci porta ad uno spartiacque in cui ha inizio la regione dei grandi vulcani. Il terreno diventa nero e iniziano le curiose coltivazioni di viti. Il lapillo non deve trarre in inganno: viene appositamente usato per coprire il terreno, ripararlo dalla violenta evaporazione in modo da mantenerlo fertile. Colpisce l’occhio la costruzione delle nicchie per le viti, accoglienti coni scavati nel terreno per rendere l’ambiente più ospitale alla pianta.
Una discesa lunare tra vento e nuvole ci conduce a Uga. Il paese non ha un granchè da offrire, tant’è che facciamo solo una breve pausa. Vento e cammelli. Per qualche bizzarra tradizione qui sono stati importati dei cammelli e vengono utilizzati per scopi turistici.
Il cammino verso Yaiza è breve, ma sorprendente. Voltate le spalle alle ultime case inizia il mare di lava della grande eruzione del XVIII secolo. Arriviamo al paese in una atmosfera tranquilla e rilassante dopo un giorno di ventoso cammino.
Max elevation: 605 m
Min elevation: 204 m
Total climbing: 966 m
Total time: 06:01:51
Max elevation: 227 m
Min elevation: 172 m
Total climbing: 109 m
Total time: 00:46:50
Giorno 5
Decidiamo di terminare qui il trekking per seguire alcune attrazioni irrinunciabili, come la visita guidata in bus nel parco di Timanfaya. Si vedono zone chiuse al transito pedonale, alcuni terreni sono ancora troppo caldi. Sono le Montañas del Fuego. Al ristorante El Diablo basta scavare un buco di pochi metri per gettare l’acqua e vederla ritornare in alto sparata come vapore. Oppure si scava un buco un po’ più grande, si appoggia sopra una teglia e si fanno le braciole.
Consigliata anche la visita al museo gratuito di Mancha Blanca.
Per chi viaggia a piedi, per arrivare a Timanfaya da Yaiza occorre prendere il Taxi. I costi sono notevoli, circa 15€ a tratta. Il biglietto della visita in bus al parco si può fare online almeno il giorno prima, per evitare l'esaurimento dei posti. Al momento il costo è di 30€. I mezzi pubblici a Lanzarote sono confortevoli e funzionano bene. Però non arrivano dappertutto e disdegnano i luoghi turistici; collegano però tutte le principali città. Occorre fare attenzione agli orari perchè ci sono pochi passaggi e perdere un passaggio può significare dover aspettare ore o perdere un giorno. In caso di cambi, se l'attesa tra un bus e l'altro è di circa 15' occorre calcolare che a causa dei ritardi si possa perdere il collegamento. Gli orari sono indicati nella app dei mezzi pubblici, ma anche Google Maps offre un servizio molto affidabile. I biglietti si fanno tranquillamente a bordo con carta di credito. L'alternativa ai bus sono i Taxi, ma sono costosi. Non ci sono servizi come Bolt o Uber.
Tornati a Uga in taxi ripercorriamo a piedi l’affascinante passeggiata verso Yaiza, quindi un bus ci riporta ad Arrecife ed un altro a Orzola. Ad Orzola partono i traghetti verso La Graciosa. Visto il forte vento, assiduo su quest’isola, ed il mare mosso, si tratta della traghettata più divertente mai provata. Un giro in giostra, con l’acqua che sale sulla plancia e rischia di farci il bagno (si capisce perchè stanno tutti al coperto).
Giorno 6
Alla Caleta de Sebo non è difficile trovare una bici da affittare. Qui vivono di questo, ogni dieci metri trovi un centro per le bici. Decidiamo di fare il circuito N, meno sabbioso e assai interessante. Si arriva al perduto paese di Pedro Barba. Vento e nuvole danno l’idea di un posto smarrito nel rumore delle onde, piccole case e silenzi che attendono una rivelazione da lontano.
Poco oltre il paesaggio cambia in modo repentino ed offre spiagge cristalline di una sabbia calda e perfetta. Poco più avanti è ancora la lava a dominare, creando spettacolari archi di pietra che il mare erode lentamente con il lavoro delle onde.
Lasciamo il litorale per attraversare verso la Montana Bermeja, che si sale con una rapida corsa a piedi. Sotto, una splendida isolata spiaggia si offre come un incantesimo su un mare davvero troppo burrascoso, come il vento che lo agita.
Si riprende la bici per tornare alla Caleta de Sebo. Il giorno dopo l’aereo ci riporta in Italia. Finiscono qui i ricordi di questa aspra isola dai forti contrasti, con un fascino tutto particolare e contemplativo.
Max elevation: 170 m
Min elevation: 7 m
Total climbing: 727 m
Total time: 05:05:57
Note logistiche - Per fare un trekking itinerante non è possibile noleggiare un'auto, come si consiglierebbe altrimenti per visitare questa isola. Come anticipato però i mezzi pubblici sono efficienti e offrono una valida opzione di viaggio. Non esistono servizi per il trasporto dei bagagli, quindi occorre portarsi tutto a spalle ogni giorno. Occorre però considerare che il bagaglio è leggero e il trekking non è difficile. Il clima è piuttosto fresco e molto ventilato, ma ho il sospetto che in primavera non sia sempre così freddo come nella settimana della nostra esperienza. Un pile e una giacca leggera (softshell) sono tuttavia sufficienti. Il GR131 non è del tutto percorribile in bici, tuttavia con alcune deviazioni da studiare ad arte anche la bici può diventare una ottima alternativa. Su Internet già si trovano alcune interessanti proposte per girare l'isola sui pedali.
Infine grazie di cuore ad Elena, al suo primo trekking isolano.
Scopri di più da Vettenuvole
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
