Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Argentera di primavera

Dopo aver fatto l’Aiguille de l’Argentiere, impossibile resistere alla tentazione di salire anche la Cima Sud dell’Argentera. Ebbene sì, dalle Graie alle Marittime il toponimo è evidentemente abusato tra le montagne.

L’Argentera, pur essendo più bassa della omonima francese, è comunque la vetta più alta delle Alpi Marittime. La salita a cui miro da anni è la traversata dal canale della Forcella, in condizioni poche settimane all’anno e non si sa mai bene quando per alcune situazioni permalose da realizzare e verificare:

  • il canale ha una parte iniziale molto ripida che se è senza neve rende inadeguata la salita.
  • finito il canale c’è una breve cresta rocciosa che è meglio trovare senza neve.
  • la cengia della via normale di discesa sarebbe meglio trovarla senza neve.
  • occorre almeno arrivare al Rifugio Bozano senza pestare neve, se c’è troppa neve si sprofonda e non si arriva da nessuna parte.
  • anche le condizioni atmosferiche condizionano la salita: non deve fare caldissimo perchè, benchè si parta di notte, la prima parte del canale funge da imbuto per le scariche dall’alto.
La parete N dell’Argentera come appare salendo al Bozano

Evidentemente sono condizioni difficili da imbeccare per chi le ritiene tutte indispensabili. Ce la facciamo finalmente in questo bel weekend di maggio, dopo aver chiesto qualche indicazione al gestore del Rifugio Bozano, che ringrazio per il gentile e preciso riscontro.

Arriviamo al Pian della Casa, dove lasciamo l’auto e discendiamo a piedi fino al Gias delle Mosche. Da qui ci rechiamo in circa 2h al Rifugio Bozano, ancora chiuso, ma con un accogliente locale invernale. La neve inizia proprio al Rifugio, nei dintorni dimora un branco di calmi stambecchi.

Arrivo al Rifugio Bozano
Stambecco di rifugio
Il sinuoso Canale della Forcella visto dal Rifugio.

Partiamo al mattino verso le 4h30′. Le scarne relazioni dicono di seguire il tubo dell’acqua. Arrivati su una cresta ci accorgiamo che siamo su un baratro. Qui non sappiamo cosa fare. Non bisogna sfiduciarsi, ma continuare a seguire il tubo. Superata qualche semplice placchetta ci deposita al conoide come da promessa: non abbiamo capito un tubo.

Arriva un po’ di luce quando ci apprestiamo al tratto difficile del canale.
Eccoci alla parte più stretta e ripida del canale.

Si arriva facilmente al tratto ripido. Si supera con un tiro di corda, il tratto ripidissimo da avvitare è di pochi metri. Ma bisogna farli e sono quasi verticali. Dopo la pendenza resta sostenuta, ma non c’è più ghiaccio così vivo. Si arriva ad una tratto molto più largo, da cui si individua sulla destra la continuazione del canale verso la Forcella. Proprio quando siamo già sul tratto superiore del canale, in basso dove siamo transitati mezz’ora prima cade con fragore una scarica di ghiaccio.

Dopo un tratto più ampio, il canale si impenna nella parte finale.

Anche per la parte finale le relazioni sono assai scarne. Dalla forcella la cresta continua con un tratto strapiombante. Si dice che si scende in obliquo  per cenge, dove poi si troverebbe un’altra cengia (?) che ritorna a destra presso la cresta. Qui a complicare le cose ci sono dei segni blu che portano inevitabilmente su un ripido pendio nevoso sotto la cima. Seguendoli però notiamo la sosta sulla cresta. Bisognerebbe arrivare là. Torniamo indietro, ma troppo: riesco a sbagliare lo stesso seguendo un diedro in cui si trovano ben due chiodi: uno a U e poi presso un tratto leggermente strapiombante un scintillante chiodo universale. Il tratto strapiombante è veramente faticoso al netto di uno zaino con dentro due picche e ramponi. Almeno però la cresta è asciutta.

Ultimo tratto di cresta che precede la cima
Panorama sul versante N
Panorama sul versante S, dove sembra esserci più neve che a N

Il tratto sul filo è semplice e arriviamo finalmente in cima in una radiosa giornata di sole. Qui le cose funzionano al contrario e sul versante N c’è meno neve che sul versante S. La cengia della normale è ancora in parte sporca di neve, ma alcune maglie rapide agevolano l’assicurazione.  Per arrivare al colle un ultimo traverso ripidissimo in neve fradicia mette parecchio a disagio,  benchè sia già tracciato molto bene: è passato un attimo fa il Ghiba.

La delicata cengia di discesa della via normale sul versante S.

C’è ancora da fare un po’ di attenzione a scendere il pendio dei detriti, ancora colmo di neve, poi c’è solo più da camminare verso il Pian della Casa.

Grazie infinite a Ivano, che per una volta ha rinunciato agli sci per fare qualcosa di particolare che in questo momento non fa rimpiangere una bella sciata.

 


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