Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Caprie, via della Parete Nera

Oggi vi racconto di epiche imprese, avventure che come spine piantate temprano ricordi eroici!
La Rocca Nera di Caprie si trova a destra rispetto alla solare anticaprie, esposta a est è sovente in ombra; appare nera e incombente, è la parete per antonomasia dell’intero settore, per dislivello e slancio d’eleganza. La via della Parete Nera, salita da Manera&Meneghin, trova una interessante logica di superamento, arrivando fin sotto il tetto sommitale per poi aggirarlo con un traverso da brivido ed uscire sui boschi soprastanti. Un totale di sei lunghezze e circa 150m di dislivello, di recente riattrezzati a fix. Ulteriori informazioni sulla via qui.

Il flippangher, compagno di tante salite, oggi torna attivo e mi propone nel pomeriggio un giro tranquillo a Caprie. Ne approfitto per riproporre la salita della Rocca Nera, anche se mi perplime un po’ il tratto dato di 6a, che se è di quelli aggressivi potrei non riuscire a passare! Proviamo, tanto se non passo io passa il socio!

In circa 30′ arriviamo all’attacco, con non poca titubanza tra i sentierini dispersi fra i rigogliosi boschi di castani. Ci appiccichiamo subito alla via sbagliata. Una verticale paretona bianca che appare subito ben oltre il 3 della prima lunghezza. Esploro un po’ verso est ed appare subito la salita sulla parete della Rocca Nera in tutto il suo slancio e colore! Sale il flippangher sulla sporca prasinite ultrabasica di questa parete e arriva alla prima sosta. Lo raggiungo quasi piantandomi sul ribaltamento che precede la sosta. Se questo è 3 andiamo subito bene…

Parto sulla lunghezza successiva, un 4 ben sostenuto, dopo un turpiloquio con una pianta che non vuole lasciarmi passare. Rifaccio partire il flippangher sul 5, anche questo molto, molto sostenuto e la chiodatura non è certo troppo generosa.

Arrivo al tiro chiave con molta soggezione. Cominicio a salire, si va. Arrivo ad un traversino atletico e mi fermo in resting per un attimo, temendo la divina rivelazione del 6a. Faccio il passo ed è tutto finito, il 6a non c’è… o che ne so, si passa! Meno male, raggiungo la sosta completando una lunghezza tuttavia molto impegnativa, bellissima, continua che graderei comunque attorno al 5c per impegno, tecnica e sviluppo. Intanto siamo al tramonto, il sole è andato via, ma d’altra parte siamo partiti alle 15 dall’attacco.

Il flippangher  si impegna su un mozzafiato traverso di 4+, arriva alla sosta e butta via una scarpetta. Poco male, si scende in doppia. Lo raggiungo, faccio l’ultimo tiro, recupero e… sono uscite le stelle! Nel frattempo il flippangher ha perso anche un moschettone, che non si è svitato, è senza una scarpetta, siamo senza scarpe ed è notte. Belle le luci della pianura però.

Di scendere in doppia non se ne parla più. Tranquillizzo il flippangher ricordandogli che la discesa nei boschi in autunno è resa più morbida dalle foglie che cadono e creano un comodo tappeto. Comunque neanche io mi diverto con le scarpette. Ma il bosco, come ho accennato prima, è di castani. E ho dimenticato di osservare che in autunno questi alberi oltre alle foglie perdono anche quei simpatici involucri spinosi! Per il flippangher è una vera tortura di dimensioni fachiro-indiane. Alla fine cede e involucra il piede nel sacchettino porta magnesite, che all’occorrenza si presta anche come comoda calzatura.

Purtroppo arrivati in paese è d’obbligo constatare che il sentiero di discesa non riporta all’attacco delle vie dove giaciono scarpe e zaini, tocca tornare indietro e risalire un centinaio di metri su un diverso tracciato. Comincia a far fresco, ci sono 6°C. Con una pila prestata da un gentilissimo abitante locale e le mie povere scarpette risalgo all’attacco, ravanando un po’ qua e là nei boschi. Recupero scarpe e zaini, ma la scarpetta non si vede dove sia caduta. In mezz’oretta torno in paese, dove nel frattempo il flippangher a forza di star fermo ad aspettare si è anche congelato.

Bell’avventura! La morale della storia è che d’autunno se parti tardi viene subito notte e conviene andare in giro con una frontale sempre pronta. Se possibile portati dietro un paio di scarpe e, infine, verità spinosa, i ricci in montagna con i piedi scalzi sono un pericolo da non sottovalutare. In ogni caso non lasciare a casa la magnesite, anzi, il sacchetto porta-magnesite!

PareteNera
La via della Parete Nera
PareteNera
Alla seconda lunghezza c’è ancora il sole
PareteNera
L’arrivo alla sosta 4 è un po’ ombrosa
PareteNera
flippangher parte sul traverso…
PareteNera
…intanto il sole se ne va.
PareteNera
E` notte e il flippangher deve ancora spuntare.
PareteNera
Arriva, ma manca un pezzo.
PareteNera
Poco male, si ricorre all’ingegno!

2 thoughts on “Caprie, via della Parete Nera

  1. Dice il saggio del monte: ” Se al monte non vuoi bivaccare, presto devi attaccare, se presumi invece di dovere il bivacco utilizzare, porta dunque vettovaglie, lampada e cordiale”

Commenti

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