Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Tre mesi, un’estate

L’estate meteorologica del 2012 è terminata ieri. Puntuale, l’autunno è arrivato con la sua più dirompente fenomenologia: aria fresca, cielo brumoso, qualche pioviggine con la prima neve oltre i 2000m. Subito ottobrino, quasi a voler puntualizzare una nuova stagione e metter fine ad un periodo di caldo arrivato in ritardo i cui segni di cedimento li abbiamo già notati nell’ultima settimana di agosto.

Ma come è stata questa estate dal punto di vista meteorologico? Abbastanza simile a quella del 2011. Seppur meno perturbata, ancora una volta l’anomalia è stata agosto con siccità e caldo fuori stagione, mentre luglio (che dovrebbe essere il mese estivo per antonomasia) è stato umido e piovoso.

Ecco di dati (temperatura media/pioggia) relativi a Cafasse:

Giugno 21.0°C/43mm

Luglio 22.7°C/102.8mm

Agosto 23.6°C/29.6mm

Tale situazione è in parte estendibile anche alle limitrofe alpi graie. A metà e fine giugno molta neve di stagione era ormai sciolta, visti alcuni periodi piuttosto caldi e le poche nuove precipitazioni. A luglio nuove abbondanti nevicate si sono localmente registrate anche ben al di sotto dei 4000m, mentre agosto ha visto un rapido scioglimento non solo degli accumuli stagionali, ma anche di firn e ghiaccio vecchio. Questo non deve più stupire, è ormai un dato di fatto che perdura inarrestabilmente dalla fine degli anni ’80 e che dovrebbe culminare (se non si ferma la tendenza) nella scomparsa* della maggior parte dei ghiacciai alpini entro i prossimi decenni.

Il tempo umido (ma non sempre piovoso) e caldo è stato anche quest’anno causato dall’anomala presenza dell’anticiclone sub-tropicale sul Mediterraneo, con continui venti da SW. Correnti calde e umide che contribuiscono ad aumentare l’accumulo nevoso oltre i 4500m, come accade sul Monte Bianco dove lo spessore nevoso della sommità cresce in controtendenza a quanto avviene a quote più basse.

* Vedi Nimbus 63-64 e The Cryosphere

4 thoughts on “Tre mesi, un’estate

  1. In base agli ultimi studi effettuati, Luca Mercalli sostiene che entro la fine del secolo le estati come quella terribile del 2003 saranno la norma.

    Inoltre, se il trend delle temperature sarà questo, entro il 2050 rimarrano sulle Alpi solo il 5% dei ghiacciai che oggi riusciamo ancora a vedere e a calpestare con i ramponi.

    Credo che i “nostri figli” vivranno in un mondo davvero molto diverso e molto più complicato e difficile rispetto a quello che hanno “goduto” i nostri padri.

    Questione di sfiga?

    Oppure c’è anche lo zampino dei padri?

    1. Ciao Beppe,
      hai inquadrato benissimo la situazione… Secondo studi indipendenti nonchè autorevoli pare che lo zampino ci sia e che siamo al limite della sopportazione.
      In tal senso una fonte assolutamente autorevole (forse la conosci già) è l’IPCC, nato apposta per monitorare e studiare i cambiamenti climatici. Mi piace molto il presidente Pachauri, avevo letto alcune interviste molto interessanti su cause, ma anche rimedi alla deriva climatica. Se ritrovo qualcosa poi magari posto.

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