Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Un gennaio eccezionale

Con +4,2 °C di media si è chiuso il gennaio più mite dal 2002 (inizio rilevazioni) a Cafasse dopo quello del 2007.

Soprattutto, è stato il gennaio più piovoso, con ben 89,4mm di pioggia e neve fusa. Dal 2002 in avanti il più umido gennaio era quello del 2006, con 67,6 mm, ma allora la temperatura era di soli 1,2 °C di media. La media elevata del mese appena terminato assume ancor più enfasi in quanto associata ad un cielo diurno prevalentemente coperto e precipitazioni prevalentemente piovose. Anche la temperatura minima più bassa del mese (-3,7 °C) è stata la più elevata da inizio osservazioni.

Queste condizioni sono venute a crearsi per il vigore del ciclone d’Islanda, con continui venti di libeccio molto miti sull’Italia. Una circolazione tipicamente autunnale, in altre parole ha fatto caldo perchè l’inverno dal punto di vista delle correnti atmosferiche non è mai arrivato. Molto mite è stato anche dicembre, a conferma delle previsioni stagionali che minacciavano un inverno caldo e umido.

Gli effetti nelle zone di cui abitualmente scriviamo sono quelle di un autunno prolungato. Nessuna nebbia in pianura, mancanza di gelo anche di notte, cieli prevalentemente coperti. Chi va in montagna ha modo di osservare come la neve non manchi, ma sia a quote molto elevate per la stagione. La neve asciutta va infatti cercata almeno sopra i 1600m, una quota eccezionalmente elevata per gennaio.

Anche al di fuori delle Alpi Graie Meridionali gennaio è stato vigoroso: in Austria, a Klagenfurt è stato il più caldo dal 1813. Pure nelle regioni mediterranee si sono registrati fenomeni tipici di altre stagioni, come alluvioni e dissesti per improvvise abbondanti precipitazioni.

Per ulteriori dettagli sui dati registrati a Cafasse rimando a Cafasse Webcam Meteo. Ulteriori approfondimenti sul clima e cronache meteo sul sito SMI.

Approfondimento

Un  fenomeno atipico, ma molto diffuso in questo inverno sulle Alpi è quello della calabrosa. Per la descrizione precisa di quanto succede rimando al link. Negli effetti la calabrosa è simile alla galaverna. Quest’ultima è un processo di sublimazione, frequente in pianura durante periodi di nebbia ed assenza di vento. La calabrosa si verifica di nuovo con elevata umidità, ma con vento. È un processo di solidificazione che avviene nei climi miti e umidi, frequente negli Appennini, meno sulle Alpi Occidentali.

Quest’inverno troviamo la calabrosa piuttosto diffusamente sulle nostre Alpi a causa delle correnti umide, ventilate e miti: occorre salire almeno sopra i 2000m per ovvie ragioni termiche. Qui sotto vedete alcune foto di questi festoni di ghiaccio prodotti dalla solidificazione della particelle d’acqua presenti nell’aria ventilata.

Solidificazione
Calabrosa sulla Cima delle Vallette, a 2743 m, 1 febbraio 2014
Verso il blu
Calabrosa sulla Cima dell’Aquila di Giaveno, 2.119 m, il 22 dicembre 2013

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