Vettenuvole

Reali fantasie di nuvole, montagne e altre amenità

Inverno sugli Ortetti

Un po’ come un Saint-Exupéry dello sci non sempre mi riescono tutte benissimo. Però a volte le gite un po’ trigose nascondono sorprese di inaspettato fascino e interesse.

L’idea di oggi la colgo dagli amici “Sherlock” e “Watson” vorrebbero salire la Cima degli Ortetti. Me la ricordo come una tranquilla e divertente gita primaverile per cui promuovo con entusiasmo l’idea.

Quando mai càpita l’occasione di fare gite primaverili in pieno inverno, su neve assestata e sicura?

Ora, l’inverno meteorologico sarà anche solo più un ricordo, ma quello astronomico è sempre lo stesso. Così ci ritroviamo in un vallone buio e accidentato. Una vera avventura in un bellissimo e selvaggio ambiente del tutto incontaminato. Non mi stupirei se fossimo i primi a salire su di qui, quest’anno.

Troviamo solo tracce di volpi, lepri, pernici, ungulati. Raccontano storie di fughe ed inseguimenti disperati, proprio dove non sembra ci sia anima viva.

Oltrepassare il Lago Paschiet, che riposa gelido sotto il ghiaccio, è già un’impresa a causa di una cornice che orla la conca del lago. Poi ci concediamo l’unico tratto di sole, breve e bruciante. È così caldo che è quasi un sollievo tornare nell’ombra perenne della montagna.

La neve questa volta è per lo più durissima. Una placca di vento marmorea che induce ad accoltellarsi dalla disperazione. Nemmeno uno può sperare nel disgelo pomeridiano, perchè qui il sole non arriva mai in questa stagione.

La parte alta è tutta un po’ un labirinto da ricordare. Il canale roccioso è stato sconvolto dal vento che ha portato via tutta la neve per un breve tratto. Oltre, un ulteriore pendio di raccordo offre un unico punto di passaggio obbligato tra roccette scoscese e spazzate dal vento.

E poi finiamo per salire il pendio di sinistra anzichè quello centrale, attraversando pendii dove bisogna accoltellarsi anche con le unghie e coi denti.

Quando arrivo alla cresta terminale, al sole, ne ho basta ed aspetto pavido i soci che affrontano a piedi i pochi metri finali di labili cornici per arrivare sulla cima più vicina.

Benchè un po’ dura, la neve offre una divertente discesa. Ad eccezione dei primi ripidi metri su neve un po’ sfondosa e difficile. Oltre il lago mi confondo come sempre tra due strade di rientro. Rientriamo a Balme tra epiche ravanate boscose e rocciose.

Però che bella quell’aria azzurrina nell’ombra perenne della Cima degli Ortetti, in un ambiente così aspro che in inverno lo è ancora di più. Sembra di essere in un mondo incantato, lontano da ogni dove, dove è possibile vivere un senso di isolamento totale, dove nemmeno il sole arriva mai ed il silenzio è totale.

È proprio tutto questo, riuscire a cogliere l’anima di una montagna, le sensazioni indotte dall’ambiente che ti circonda, la grandezza di panorami pittoreschi ed incontaminati che ti avvolgono fino ad esserne parte a rendere una gita qualcosa che va oltre una semplice sciata. Domani torneremo alla città, allo smog, alla routine. Ma oggi è bello respirare l’aria di una montagna che grazie alle magie candide dell’inverno ci dona un gran senso di pace e serenità.

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